chiesa di santa maria maggiore trieste

15

Set
2020

CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE – TRIESTE

Nel centro storico di Trieste e a pochi passi dall’Anfiteatro romano, su una grande gradinata costruita nel 1956, sorge la Chiesa di Santa Maria Maggiore, esemplare unico in stile barocco tra le chiese della città. La Chiesa è detta popolarmente dei Gesuiti per ricordare che la sua costruzione fu voluta dalla Compagnia di Gesù, giunta a Trieste nel 1619. Dopo l’edificazione del Collegio dei Gesuiti, nel 1627, divenuto successivamente carcere criminale austriaco e carcere femminile italiano, fu posta la prima pietra per la costruzione di una grande Chiesa dedicata all’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

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I lavori si protrassero a lungo e continuarono anche dopo la consacrazione della Chiesa del 1682 e la soppressione della Compagnia di Gesù avvenuta nel 1773. La Chiesa dopo l’estinzione canonica del 1774 della parrocchia di S. Giusto Martire e per le sue dimensioni e la bellezza architettonica divenne uno degli edifici religiosi più importanti di Trieste.

L’interno della Chiesa viene attribuito al gesuita modenese, forse progettista, Giacomo Briani, mentre la facciata settecentesca al gesuita trentino, pittore e architetto, Andrea Pozzo. Sopra la porta centrale della maestosa e monumentale facciata, in stile barocco,  spicca un fregio a forma di sole con le lettere MRA (Maria Regina degli Angeli) e nella grata in ferro battuto sottostante è visibile un piccolo martello gesuitico.

chiesa santa maria trieste

L’interno presenta una pianta a croce latina ed è diviso da due file di pilastri in tre navate. La cupola ottagonale emisferica fu distrutta da un incendio e ricostruita nel 1817 da Giovanni Righetti. In particolare:nella navata di sinistra si nota la Cappella del fonte battesimale in marmo bianco, su cui svetta la statua di Giovanni Battista e la volta del soffitto è affrescata con scene del Nuovo Testamento; 

nella navata di destra spicca l’altare dedicato alla Madonna delle Grazie eretto nel 1853 dal Barone Pasquale Revoltella in memoria della madre Domenica; alle pareti laterali delle navate compaiono le grandi tele della Via Crucis, opera di grande pregio dell’artista triestino Carlo Wostry; sulla cupola del tabernacolo dell’altare maggiore è poggiata la statua del Cristo risorto; nell’abside un grande affresco a tempera raffigura l’Apoteosi dell’immacolata. A sinistra dell’altare maggiore vi è la Cappella del Crocefisso e altare “della Buona Morte” , un dono del vescovo Giovanni Francesco Mueller nel 1713 e, sul lato sinistro, tra le opere si nota la tela di Cristo nel sepolcro, di Carlo Wostry del 1894 .

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 La Cappella a destra dell’altare maggiore è dedicata alla Madonna della Salute e all’interno si trova il quadro della Vergine, donato nel 1841 da Domenico Rossetti. Alla Madonna della Salute i triestini sono particolarmente devoti. Dal 1849, anno in cui scoppiò l’epidemia del colera in città, ogni anno, il 21 novembre, i triestini convengono nella Chiesa per rinnovare la devozione alla Madonna. Il vescovo Antonio Santin nel 1957 volle collocare in via del Teatro Romano la Cappella con la statua miracolosa della Madonna dei Fiori  all’origine della festa del 21 novembre. Il busto marmoreo, cinquecentesco, raffigurante la Madonna col Bambino fu rinvenuto, nel 1830 circa, da un oste il cui soprannome era di Fior e il 15 ottobre 1849 per impetrare la cessazione del colera fu portata in processione e il 21 novembre dello stesso anno fu riportata in processione per grazia ricevuta.

Sotto la Chiesa di Santa Maria Maggiore si trovano i Sotterranei dei Gesuiti  che hanno attirato da sempre l’attenzione di studiosi d’arte e appassionati del mistero. Autori del XIX e XX secolo come Pietro Kandler, Ettore Generini,  Giovanni Machorsich e il collezionista Diego de Henriquez, si sono occupati dei sotterranei del collegio. Li hanno  ripercorsi  e descritti. Oggi gli affascinanti ambienti dei sotterranei sono visitabili in tutta sicurezza grazie all’interessamento della Parrocchia di Santa Maria Maggiore e ai volontari della Sezione di Speleologia Urbana della Società Adriatica di Speleologia.

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