ghetto ebraico trieste

14

Set
2020

GHETTO EBRAICO 1 – TRIESTE

Nel 1810 è proclamata l’uguaglianza religiosa e civile di tutti i cittadini. Si elimina ogni forma di discriminazione verso gli ebrei ancora in vigore.Il ritorno dell’Austria e il periodo della Restaurazione, caratterizzata in tutti i territori degli Asburgo da un forte centralismo e da un capillare controllo poliziesco, ripristinano alcune interdizioni nei confronti degli ebrei (fra cui quella del pubblico impiego, il divieto di possedere immobili o la necessità di un permesso per sposarsi).Sul finire del secolo la città portuale attira infatti decine di imprenditori e commercianti che qui si specializzano nei commerci di caffè, spezie, zucchero, uvette, granaglie ed erbe aromatiche orientali.L’Ottocento vede svilupparsi in modo impetuoso la vita economica dell’emporio triestino e segna il momento di maggiore fioritura civile e culturale degli ebrei di Trieste. Nel porto degli Asburgo nascono le prime compagnie assicurative e di navigazione mentre i traffici marittimi vivono un impulso senza precedenti.

La componente ebraica continua a giocare un ruolo di primo piano, testimoniato ancor oggi da sontuosi palazzi che caratterizzano la città: palazzo Hierschel lungo il Canal grande; palazzo Carciotti, primo e più originale esempio di neoclassico a Trieste, progettato dall’architetto Matteo Pertsch, prima sede delle Assicurazioni Generali;

sinagoga trieste

Tra Ottocento e Novecento la città registra un flusso costante di ebrei in fuga dai pogrom dell’Europa orientale e della Russia e diretti in Palestina o nelle Americhe. Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale è proprio Trieste il principale porto d’imbarco per Israele, tanto da vantare il titolo di “Shaar Zion”, “Porta di Sion”. Un chiaro segno dell’importanza raggiunta dalla Comunità triestina nella prima metà del Novecento è la realizzazione della monumentale sinagoga di piazza Giotti, ancora oggi uno dei simboli della Trieste multireligiosa.LA GRANDE SINAGOGA

ghetto ebraico trieste

Nel settembre 1938, in un discorso pronunciato proprio a Trieste, in piazza Unità, Benito Mussolini annuncia  la promulgazione delle leggi razziali. Si sancisce così la completa espulsione dei cittadini ebrei dalla società civile. Si limita il loro diritto di proprietà e, con effetto retroattivo, si revoca la cittadinanza italiana a quanti l’hanno ottenuta dopo il 1919, creando così circa 500 apolidi privi di ogni protezione, impossibilitati anche a emigrare perché privi di passaporto.Il 22 febbraio 1939, viene sciolta la Comunità israelitica che fino allora aveva rappresentato un elemento fondamentale di riferimento e di coesione.  Dal 1941, anche sulla scia degli eventi bellici, la persecuzione si fa via via più aspra. Gli incidenti e i maltrattamenti si susseguono fino alla devastazione, il 18 luglio 1942, della maestosa Sinagoga.Le intimidazioni e le aggressioni contrassegnano anche il 1943, anno che rappresenta un momento di drammatica svolta per la Comunità di Trieste,  l’8 settembre scatta il piano d’occupazione tedesco e Trieste, capoluogo del Litorale adriatico, viene posta sotto il diretto controllo germanico. La politica antisemita volge ora alla soluzione finale.

Tra novembre e dicembre del 1943 la Risiera di San Sabba, complesso di edifici industriali dei primi Novecento, un tempo adibito alla pilatura del riso e poi a caserma, viene trasformato nell’unico campo di sterminio realizzato sul territorio italiano. A gestirla sono chiamati militari e ufficiali già sperimentati nelle atrocità della soluzione finale in Polonia. Alla Risiera trovano la morte tra le 4 e le 5 mila persone, per lo più oppositori politici, partigiani italiani, sloveni e croati.Le vittime ebree sono meno di un centinaio. Per gli ebrei il campo di San Sabba è infatti solo una sistemazione temporanea in attesa della deportazione, di solito in direzione Auschwitz.La Comunità triestina è colpita nel profondo. Almeno 700 persone, il 10 per cento degli ebrei italiani furono deportati e faranno ritorno dai campo di sterminio solo in 19, soprattutto donne, che testimonieranno l’orrore subito. Dopo la guerra rientra in città un migliaio di sopravvissuti nascostisi in Italia o in Svizzera. Molti di loro emigreranno in Palestina o nelle Americhe. Rimangono a Trieste circa 1500 ebrei e a metà degli anni ‘60 un netto scompenso tra morti e nascite ridurrà il loro numero di circa 500 unità.Oggi la Comunità ebraica di Trieste conta quasi 600 iscritti ed è considerata a livello nazionale una realtà media.

 

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