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Trieste Castello di MIramare

CASTELLO DI MIRAMARE -TRIESTE

Il Castello sorge sul promontorio di Miramare a picco sul mare vicino alla baia di Grignano a pochi chilometri dalla città. Massimiliano d’Asburgo-Lorena, Arciduca d’Austria e imperatore del Messico,nel 1855.
Si racconta che Massimiliano d’Asburgo-Lorena, Arciduca d’Austria e imperatore del Messico, nel 1855  in seguito ad una burrasca, si riparò nel porticciolo di Grignano e rimase affascinato dal promontorio di Miramar, in spagnolo “mirar el mar”. Nel ricordo dei castelli che si affacciavano sulle coste dell’oceano Atlantico, l’Arciduca fu ispirato dal luogo per la costruzione del Castello come sua dimora
Trieste Massimiliano e Carlotta
e della moglie Carlotta del Belgio e affidò il progetto all’ingegnere Carl Junker. I lavori cominciarono il 1° marzo 1856 e terminarono nel 1871 e il costo si aggirò intorno ai 600.000 fiorini. Il Castello di Miramare fu realizzato in pietra bianca d’Istria secondo uno stile eclettico che unisce il neogotico al revival medioevale.Il committente e l’architetto si erano ispirati alla corrente “romantisches Historismus”, sviluppata in quegli anni da Theophilus Hansen all’Arsenale di Vienna e alla villa Pereira, poco a nord della capitale imperiale.
Si articola in due corpi di fabbrica connessi tra di loro da un corpo centrale arretrato e una torre posizionata nella zona prospiciente al mare. Si sviluppa su due piani e un mezzanino e presenta lungo tutto il perimetro sommitale una merlatura espressamente voluta dall’Arciduca. Il castello si affaccia, da un lato, su un spiazzo decorato con aiuole e una fontana, mentre dall’ala occidentale, sul porticciolo e infine, dal lato opposto all’ingresso, è circondato da una terrazza a picco sul mare.
All’interno, il Castello fu suddiviso in numerose stanze. Il piano terra fu destinato alla residenza della coppia, mentre, quello superiore agli ospiti e alla rappresentanza. Franz e Julius Hofmann realizzarono la decorazione degli interni.I lavori del piano terra terminarono nel 1860 data in cui Massimiliano e Carlotta si trasferirono nel Castello, dopo il decadimento dalla carica di governatore del Lombardo-Veneto, mentre le stanze della rappresentanza terminarono intorno al 1870.Nel 1930, parte del piano della rappresentanza fu adibito a residenza del Duca Amedeo d’Aosta, che vi abitò per circa sette anni e modificò alcune stanze secondo lo stile dell’epoca nonchè sostituì insegne Imperial-Regie con croci sabaude.
Le stanze del Castello conservano anche una pregevole raccolta di vasi orientali e mantengono tutti gli arredi originali compresi di ornamenti, mobili e oggetti risalenti alla metà del XIX secolo.
L’arredamento del castello segue per lo più lo stile Biedermaier ma anche rinascimentale e secondo impero che implicavano un maggior uso dell’oro e decorazioni uguali nel soffitto e nel pavimento.
 La camera XIX è ornata da una serie di dipinti di Cesare Dell’Acqua raffiguranti la storia di Miramare realizzati con la collaborazione dello storico triestino Pietro Kandler. Il 14 aprile 1864 Massimiliano salpò insieme alla moglie alla volta del Messico, a bordo del Novara, la stessa nave che ne riporterà indietro la salma quattro anni più tardi.Prima di partire lascio le disposizioni testamentarie in cui il Castello veniva lasciato alla sua cara Carlotta:”Da ciò che ho di più caro, la mia Carlotta, prendo congedo con cuore pieno di riconoscenza. Sento il bisogno di confessare che ad essa debbo infinita felicità; poiché mai la più piccola lite ci ha divisi, poiché ella ha avuto sempre mitezza di cuore per i miei errori e in tutte le fasi della nostra vita movimentata ha avuto l’amore più vero e fedele che mi ha colmato di felicità…..“Nessuno sa meglio di lei, ciò che mi era caro in vita e lo onorerà; in particolare però io le raccomando il mio caro Miramare e Lacroma, dei quali ella è già proprietaria secondo l’atto di donazione datato Miramare 5 aprile 1864.”

In Messico fu incoronato Imperatore nel 1864 e fu fucilato a Querétaro nel giugno del 1866.

Il Castillo de Chapultepe fu la dimora di Massimiliano e Carlotta in Messico e ha molti tratti architettonici e naturali simili al Castello di Miramare.

Si racconta che il Carducci durante una delle sue gite a Trieste volle vedere il castello, d′onde l′infelice Massimiliano era partito per l′impero del Messico. Entrò nella stanza di studio dell′Arciduca, costruita in guisa che rassomigliasse la cabina della contrammiraglia Novara che lo trasportò al Messico, vide i ritratti di Dante e del Goethe presso il luogo ove Massimiliano sedeva a studiare; vide aperta sul tavolino un′antica edizione di romanze castigliane; vide incise nella sala maggiore più sentenze latine; queste fra le altre : Si fortuna iuvat caveto tolli – Si fortuna tonat caveto mergi – Saepe sub dulci melle venena latent – Non ad astra mollis e tenuis via – vivitur ingenio, caetera mortis erunt. Quale impressione facesse sul poeta quella visita lo dice l′ode, che subito dopo egli pensò, e della quale scrisse subito queste prime strofe.“O Miramare, a le tue bianche torri attediate per lo ciel piovorno fosche con volo di sinistri augelli vengon le nubi”…
Con la forma slanciata ed il bianco del marmo carsico stagliato verso il blu del mare il Castello è visibile da ogni parte della città ed è uno dei castelli più visitati dell’Italia.

PARCO DEL CASTELLO DI MIRAMARE -TRIESTE

Il Castello è circondato da un grande Parco di circa 22 ettari.
All’interno del Parco, Massimiliano fece costruire il piccolo  “Gartenhaus” chiamato anche Castelletto, in quanto richiama gli esterni del Castello di Miramare. Si affaccia sul porticciolo di Grignano e  fu abitato dai consorti finchè non furono terminati i loro appartamenti all’interno del Castello.

Dopo la morte di Massimiliano nel Castelletto sotto sorveglianza dei medici,si ritirò Carlotta presentando i primi segni di squilibrio mentale.

Carl Junker progettò oltre il Castello di Miramare anche il Parco e i lavori vennero affidati nel 1857 al giardiniere di corte Josef Laube successivamente sostituito dal boemo Anton Jelinek.L’Arciduca stesso definì quali piante dovessero essere interrare e fece provenire 820 specie di piante da vivai e ville del Veneto,

 successivamente numerose tipologie arboree arrivarono dalle serre imperiali di Vienna della famiglia Asburgo, mentre quelle più esotiche vennero importate in seguito alla circumnavigazione del globo con la fregata Novara.

Nel parco si alternano sculture della scuola berlinese Moritz Geiss, le serre, il lago dei Cigni, i cannoni donati da Leopoldo I re dei Belgi e la cappella di San Canciano.

Come una silente sentinella una sfinge di età tolemaica risalente al II secolo a. C. scolpita in granito rosa è collocata in cima al molo del porticciolo del Castello.E’ un prezioso reperto facente parte della collezione egizia riunita da Massimiliano grazie alla consulenza scientifica dell’egittologo Simon Reinisch, e oggi conservata a Vienna presso il Kunsthistorisches Museum.

MUSEO ARTE ORIENTALE -TRIESTE

All’inizio di Cavana, il museo d’Arte Orientale ha sede in uno storico edificio del XVIII secolo, il Palazzetto Leo, che risale al 1747 e costruito dall’architetto Giovanni Fusconi.
I Leo si erano stabiliti a Trieste nel 1155 e nel ‘600 divennero baroni del Sacro Romano Impero. Tra il 1772 e 1773 ospitò Giacomo Casanova. Morto Pietro Leo de Loewensberg nel 1814 la casata si estinse. Agli inizi del ‘900 il conte Laval Nugent, erede del barone de Zanchi già proprietario del secondo e terzo piano, acquistò tutto il palazzetto e nel 1954 fu donato al Comune di Trieste.
Il Museo d’arte orientale è stato inaugurato l’8 marzo del 2001 e ospita le collezioni d’arte orientale, ricordi di viaggio, armi, strumenti musicali e reperti di vario tipo provenienti da tutta l’area asiatica, in particolare il racconto dei rapporti tra Trieste e Oriente attraverso il Canale di Suez avviati nel ’700,l’interessante nucleo di sculture del Gandhara,tessuti in seta cinese ricamata,
porcellane dal periodo Song,

sculture e oggetti legati a Confucianesimo, Taoismo e Buddismo,
porcellane giapponesi, collezione di stampe dell’Ukiyo-eopere di grandi maestri dell’arte giapponese tra cui Hiroshige e Hokusai con la celeberrima Onda.

MUSEO MORPURGO -TRIESTE

E’ l’appartamento di una ricca famiglia della borghesia imprenditoriale triestina dell’800 che con gusto raffinato collezionava opere d’arte e preziosi suppellettili.
La casa rappresenta un meraviglioso esempio dello stile e dello sfarzo principesco che caratterizzava le famiglie dell’alta borghesia triestina.
Nel 1870 le sorelle Emma e Fanny Mondolfo, coniugate con i fratelli Morpurgo acquistarono lo stabile intavolato con il numero 839, ora via Imbriani 5,e quello adiacente numero 840,ora via Mazzini 42. Demoliti questi antichi edifici, nel 1875 l’architetto Giovanni Berlam progettò un palazzo di eleganti e sobrie forme neorinascimentali. Giacomo e Fanny Morpurgo con i figli Mario e Matilde,
nel 1878, andarono ad occupare l’appartamento situato sull’intero secondo piano, mentre Carlo Marco ed Emma Morpurgo scelsero quello corrispondente al primo piano
Alla morte di Emma la casa passò interamente alla sorella, la quale nel 1938 fece atto di donazione in favore dei figli. Ambedue alla loro morte lasciarono le rispettive proprietà al Comune di Trieste. Mario Morpurgo nel suo testamento, stilato nel 1941, destinò quale erede di tutta la sua sostanza il Comune di Trieste, oltre alle collezioni d’arte, tutto il mobilio e l’arredamento e tutte le sue rendite patrimoniali furono destinate a creare un fondo intangibile con il nome Mario Morpurgo de Nilma.La fondazione tuttora esistente ha lo scopo di soccorrere persone indigenti, con preferenza per quelle decadute, nate e residenti a Trieste.
L’appartamento del secondo piano con quasi intatto il suo mobilio divenne Civico Museo Morpurgo e quello al primo fu nel 1950 adibito a Museo del Risorgimento e a quello di Storia Patria. Una preziosa raccolta di maioliche settecentesche,
vasi di Savona, maioliche di Faenza e di Castelli l’Abruzzo,vasellame giapponese, vetri boemi e completi servizi da tavola in porcellana francese Pillivuit con monogramma,le xilografie e le incisioni di grandi artisti come Jacques Callot, Gérard Edelink, Pierre Drevet, Giandomenico Tiepolo, Francesco Bartolozzi, Jean Balvay, Max Klinger e Félix Vallotton e la galleria di sessanta quadri,disegni e dipinti
tra questi quelli più antichi eseguiti da artisti della cerchia di Luca Giordano,rendono la visita un’esperienza unica di vita vissuta di una famiglia borghese dell’800

PALAZZO TERGESTEO -TRIESTE

Il Palazzo Tergesteo è a pochi passi da Piazza Borsa e Piazza Unità.Il Palazzo Tergesteo fu edificato sul sito della Dogana Vecchia su iniziativa di un gruppo di azionisti, la “Società del Tergesteo”.
Fu costruito in soli due anni su progetto dell’architetto Francesco Bruyne e inaugurato la sera del 24 agosto del 1842. Costò circa due milioni di lire austriache e fu uno degli ultimi palazzi di Trieste realizzato in stile neoclassico. La costruzione si sviluppa su quattro piani fuori terra oltre al piano terra e all’ammezzato ed è costituita da quattro corpi di fabbrica separati da una galleria, posta al piano terra,
la forma di croce greca e ispirata alla Galleria de Cristoforis di Milano, coperta da spioventi con l’intelaiatura metallica.
Gli accessi al fabbricato sono ubicati sui quattro lati dell’edificio: quattro sono gli ingressi alla galleria, due posti specularmente uno principale su Piazza della Borsa, ed uno su piazza Verdi, e altri due su via del Teatro e via Einaudi.

I due gruppi scultorei marmorei che sovrastano le facciate principali furono aggiunti successivamente. Quello sulla facciata verso piazza della Borsa, opera di Pietro Zandomeneghi, raffigura la dea del mare Tetide, in piedi su di una conchiglia trainata da quattro cavalli e con in braccio un bimbetto e a destra Mercurio,dio del commercio. La scultura rappresenta la città di Trieste trainata dalle fortune che provengono dal mare, ma anche dal commercio e dalla nascente industria.
Il secondo gruppo scultoreo sulla facciata posteriore verso il Teatro Verdi, opera di Antonio Bianchi, rappresenta Nettuno e Mercurio con le allegorie della geografia e della storia.
Il palazzo fu sede della Borsa triestina dal 1844 al 1928 e del Lloyd Austriaco dal 1857 al 1883 e divenne il luogo più rappresentativo di commercio e di ritrovo della Trieste ottocentesca.
Molti personaggi famosi frequentarono il Tergesteo tra i quali lo scrittore triestino Italo Svevo, che utilizzò la galleria come sfondo per il suo romanzo, “la Coscienza di Zeno”.
Durante la seconda guerra mondiale e gli anni dell’occupazione il Palazzo subì numerosi danni e nel 1957 l’architetto Alessandro Psacaropulo intervenne sulla galleria, sostituendo la copertura originaria a spioventi con una struttura in vetro-cemento. Nel 2009 un’attenta opera di restauro ha riportato il Palazzo Tergesteo agli splendori dell’epoca Asburgica e il cuore dell’intervento è stata la ricomposizione della Galleria nella sua versione ottocentesca originale.
All’interno della Galleria un orologio a parete originale, non funzionante, segna l’ora e il giorno in cui fu firmato l’atto costitutivo della Società per Azioni Tergesteo e dal 1863.
Verso Piazza Verdi c’era il Caffè Tergesteo uno dei caffè storici di Trieste, caratterizzato dalle vetrate colorate che raffiguravano episodi della storia triestina, luogo di ritrovo dell’elite culturale dell’epoca e molto frequentato anche dal poeta triestino Umberto Saba.
“Caffè Tergesteo… tu concili l’italo e lo slavo, a tarda notte, lungo il tuo bigliardo“.

MUSEO REVOLTELLA -TRIESTE

 Il Museo Revoltella è situato in un palazzo neorinascimentale del 1858 e si affaccia su Piazza Venezia. Comprende l’appartamento privato del Barone Revoltella, proprietario del Palazzo omonimo, e il Palazzo Brunner che ospita al terzo piano la Galleria d’Arte Moderna.
Pasquale Revoltella nacque a Venezia nel 1795 e si trasferì, da bambino, con la sua famiglia a Trieste. Diventò un personaggio importante nella vita politica e soprattutto economica della città e contribuì all’apertura del Canale di Suez.Morì nel 1869 celibe e donò con il suo testamento il Palazzo Revoltella con il il Museo e lo Chalet con il Parco Revoltella, località Ferdinandeo, alla città di Trieste.
Morì nel 1869 celibe e donò il Palazzo Revoltella con il Museo e lo Chalet con il Parco Revoltella, località Ferdinandeo, alla città di Trieste.
Ogni camera del suo appartamento privato, interno al Palazzo Revoltella, era curata nei minimi particolari decorativi e ornamentali. 
Appassionato d’arte e del gusto del bello, il barone arricchiva ogni stanza del palazzo di opere d’arte.
La Sala da pranzo, il Salotto verde, il Salotto azzurro, il Salotto giallo, la Sala da ballo, la Saletta a cupola e tante altre sale avevano ognuna funzioni distinte di rappresentanza e di arte.
L’opera scultorea “la Fontana della Ninfa Aurisina” (1858) di Pietro Magni accoglie i visitatori del Palazzo Revoltella e rappresenta la costruzione del secondo acquedotto di Trieste, un vero gioiello tecnologico.
 Al primo piano “Il taglio dell’istmo di Suez” (1863) di Pietro Magni, rappresenta l’Europa che tiene uniti, stringendone le mani, il Mare Mediterraneo e il Mar Rosso.
Oltre alle opere del barone, il Comune acquisì numerose altre opere, pagate con le donazioni che lo stesso Revoltella aveva fatto alla città. Le opere esposte oggi sono circa 350 tra dipinti e sculture.
Il Palazzo Brunner ospita le opere di autori italiani della seconda metà dell’Ottocento (terzo piano), le opere acquisite nei primi decenni del Novecento (quarto piano), le opere di artisti del Friuli-Venezia-Giulia (quinto piano) e nazionali (sesto) della seconda metà del Novecento.
Le opere esposte sono, tra gli altri, di artisti come Giovanni Fattori,Domenico Induno, Giuseppe de Nittis, Ignacio Zuloaga, Mario Sironi, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Manlio Rho, Mario De Luigi, Arnaldo Pomodoro, Giacomo Manzù, Francesco Hayez, Alice Pscaropulo.

MUSEO SARTORIO – DIMORA STORICA -TRIESTE

Villa Sartorio, una elegante villa borghese collocata a breve distanza dal mare e circondata da un grande giardino viene edificata nel ’700 e modificata e ampliata in epoca neoclassica.il proprietario Pietro Sartorio, giunto a Trieste dalla natia Sanremo nel 1775, in qualità di mercante di granaglie, entra a far parte del patriziato triestino, avviando una fiorente attività commerciale, poi rilevata con successo dai figli Giovanni Guglielmo e Pietro.
Quest’ultimo sposa la ricca e colta Giuseppina Fontana e diventa assieme a lei il proprietario di questa villa, che arreda con mobili e quadri di pregio, tuttora esposti. Trasmette ai suoi figli il gusto per l’arte, in particolare a Giuseppe che diviene un attento e competente collezionista, cui si deve innanzitutto la rara collezione di 254 disegni di Giambattista Tiepolo, una delle più importanti al mondo.

La biblioteca, suddivisa in tre ambienti, espone le librerie ottocentesche che conservano i circa seimila volumi di letteratura del Sette-Ottocento americana e letteratura classica, tra essi una rara sezione di opere massoniche settecentesche. Al centro della seconda biblioteca si possono ammirare i due globi terrestre e celeste di Wilhelm Janszoon Blaeu, datati intorno al 1600,cosmografo ufficiale degli Stati Generali d’Olanda. La sala espositiva conserva integro il pavimento a terrazzo veneziano, una coppia di piccole librerie e un pregevole cassettone del Settecento intarsiato.

Le stanze sono ricche di quadri, dipinti e disegni che hanno per soggetto vedute di città italiane ed europee, mercati e architetture della Venezia dell’Ottocento.Presso l’antica scuderia di Villa Sartorio c’è la gipsoteca-gliptoteca dei Civici Musei di Storia ed Arte, allestita in uno spazio apposito di 130 metri quadrati. Una ricca collezione scultorea: più di 500 pezzi, giunti dalla fine dell’Ottocento fino ad oggi e gli esemplari più antichi della collezione sono quattro calchi di opere di Antonio Canova, realizzati dall’artista stesso.

Nel sotterraneo si può visitare una bella sezione dedicata alla ceramica, circa duecentocinquanta pezzi, che copre un arco di tempo molto ampio, dal Medioevo all’Ottocento. Il vasellame esposto proviene dalle più importanti manifatture italiane e si conclude con esempi di produzione inglese e  settanta notevoli esemplari della ceramica triestina degli ultimi tre decenni del Settecento.

Villa Sartorio diviene “casa museo” nel 1947 grazie al lascito testamentario di Anna Segrè Sartorio. Al suo interno negli arredi, nelle opere d’arte e negli oggetti di uso quotidiano convivono gli stili:Impero come il Salone centrale dedicato ai ricevimenti e ai balli e adornato da consolles e specchi o la Sala di musica con il pianoforte e una serie di mobili Impero tra cui un’elegante dormeuse o la Stanza da letto del Duca (nel 1919 ospitò Emanuele Filiberto Duca D’Aosta) con una galleria di pregevoli dipinti del Sei-Settecento di soggetto sacro; Neorococò il Salotto rosa arredato con mobilio  intarsiato con motivi floreali;

Biedermeier, come la Sala da pranzo con la tavola apparecchiata e, sulla credenza-piattiera, il pregiato servizio in porcellana Meissen, dono del re di Sassonia Federico Augusto II; Neogotico come la Sala gotica con  con la sua decorazione uniforme dal pavimento al soffitto al mobilio e rispecchia l’adesione alla moda del recupero degli stili storici diffusasi verso la metà del secolo XIX.

In una sala particolare è conservato il prezioso Trittico di Santa Chiara, eccezionale testimonianza della pittura veneziana della prima metà del Trecento, un’opera d’arte eseguita a tempera su tavola. Riquadri raffigurano su fondo oro episodi della vita di Cristo, la morte di Santa Chiara e le stimmate di San Francesco. A trittico chiuso sono raffigurati sull’ala sinistra San Cristoforo, su quella destra San Sergio, con l’alabarda di Trieste in mano.

Il parco venne realizzato nel 1807 da Pietro Sartorio che fece assumere all’ area l’ aspetto del giardino veneto con un portale, una scala monumentale, alcune statue e una gloriette che veniva usata come padiglione per la musica. Le statue che ornano oggi il giardino rappresentano uno dei pochissimi esempi di scultura da esterno del primo Settecento presenti a Trieste.

CASTELLO VECCHIO DI DUINO – TRIESTE

I ruderi del Castello Vecchio che si ergono sugli scogli a livello del mare e le prime citazioni storiche del vecchio maniero sono di Plinio il Vecchio che menziona la costruzione originaria, nominata Castellum Pucinum, eretta sull’aspro promontorio tra Monfalcone e Trieste, dove precedentemente – secondo la tradizione – si trovava un luogo di culto druidico dedicato al Dio Sole. Il primo nucleo fortificato che diede forma e vita al borgo, sorse nel XI sec.

Testimonianza ne dà il più antico documento scritto che tratta della rocca di Duino datato 1139, periodo in cui iniziò il dominio dei Tybein de Dewino (o Tybeiner) vassalli dei patriarchi di Aquileia. Anche la località, allora, era chiamata Tybein. Il feudo era reso immune agli attacchi dall’alta cinta merlata e dalla vista che permetteva un controllo sull’arrivo di navi nemiche.

Alla rocca si poteva accedere per un unico sentiero impervio e fortificato lungo il muro di cinta. La torre era costituita da differenti piani. Dai resti ritrovati, come un leggio incastonato nella parete vicino ad una finestra ogivale e dagli affreschi rimasti nel piano inferiore, si è supposto che questo ultimo fosse adibito a cappella, mentre quelli superiori servirono a lungo come prigione. Un ponte levatoio si trovava dove oggi è posto l’ingresso alla rocca.

Al Castello vecchio di Duino è legata la leggenda della “dama bianca” ispirata ad una roccia bianca che, vista dal mare, sembra una figura femminile avvolta da un velo.Si racconta che un tempo il castello era abitato da un cavaliere malvagio che infastidito dall’animo generoso e buono della sua sposa di nome Esterina da Portole escogitò un piano per ucciderla. Una notte l’attirò su un setiero stretto intorno alle mura del castello e la gettò in mare.La donna sconvolta e atterrita lanciò un urlo soffocato e rimase pietrificata. Si racconta che da quel giorno durante la notte la dama si stacca dalla roccia e girovaga nel castello,attraversando tutte le sale fino alla stanza dove dormiva il suo bambino e lì rimane fino all’alba per poi tornare alla roccia dove il suo dolore la trasforma di nuovo in pietra.

Un’altra leggenda racconta che nei sotterranei del Castello Vecchio era stata imprigionata Antonia una dolce fanciulla che si era innamorata di un uomo che sembrava un benefattore ma che in realtà era uno spietato e crudele assassino, Giovanni Sbogar. Purtoppo quando lei lo scoprì era stata derubata e aggredita dai suoi scagnozzi, impazzì dal dolore e si rinchiuse in un convento.

Triesteracconta che al Castelvecchio di Duino abbia soggiornato Dante Alighieri durante il periodo dell’esilio e che alcuni versi della Divina Commedia siano stati scritti dal poeta proprio osservando il panorama di Duino da uno scoglio che è situato tra il castello vecchio e quello nuovo e per questo motivo è detto: lo scoglio di Dante. La principessa Teresa Thurn-Hohenlohe dedicò un poemetto a questa leggenda:“Ma qual fu quell’ora armonica che all’Altissimo Poeta echeggiò per l’ onda cheta Allorché peregrinando Dalla cieca patria in bando, su quel scoglio si fermò E di là con mente fervida, guardò a Pola ed al Quarnaro Forse fu quel tocco flebile, ch’ esortando alla preghiera pei fratelli in altra sfera, Il suo spirito credente avviò pel regno ardente, pel purgante insino al ciel”

CASTELLO DI DUINO – TRIESTE

Il Castello di Duino si trova nel comune di Duino-Aurisina, a pochi chilometri da Trieste. Nel 1389, in sostituzione del Castelvecchio risalente al X secolo ancora visibile sullo sperone della roccia a picco sul mare, Ugone di Duino,capitano di Trieste, ordinò la costruzione di un Castello che fu edificato sulle rovine di un avamposto romano inglobando una torre del XVI secolo.

Di proprietà da oltre 420 anni della famiglia Della Torre di Valsassina prima e dei principi della Torre e Tasso poi, la storia del casato è legata alla gestione dei servizi postali che fu esercitata dalla famiglia, dal 1400 in poi, per più di 350 anni, in diversi stati europei, tra cui Italia, Austria, Germania, Ungheria e Paesi Bassi.

Il Castello durante la Prima Guerra Mondiale subì ingenti danni e fu in gran parte ricostruito. Fin dal 1600 numerose personalità importanti sia nel mondo politico che in quello artistico sono stati ospitati nel castello dei principi tra cui:Gabriele D’Annunzio,Franz Listz,Paul Valery,l’imperatrice Sissi e l’arciduca Francesco Ferdinando.

Il poeta praghese Reiner Maria Rilke, in un periodo della sua vita, fu ospite della Principessa Maria della Torre e Tasso a cui dedicò le “Elegie Duinesi” che erano state ideate e iniziate durante le lunghe passeggiate che il poeta era solito fare intorno al Castello.In omaggio al poeta è stato inaugurato nel 1987 “

Il sentiero Rilke”,una passeggiata panoramica,al limite del costone carsico a picco sul mare, di 2 chilometri che congiunge le località di Duino e Sistiana.Durante il percorso ci sono alcune postazioni belliche aperte sul mare.Dal maniero si gode uno stupendo panorama sulle ripide pareti rocciose a strapiombo sul mare.

Il Castello ha un magnifico parco con 21.000 fiori a rotazione periodica. viali romantici pieno di statue e reperti archeologici,

e dalle meravigliose terrazze e dagli spalti si gode di un panorama stupendo sul mare.

ll Castello durante la Prima Guerra Mondiale subì ingenti danni e fu in gran parte ricostruito. Sotto il parco del Castello,a 18 metri di profondità, si trova un bunker costruito durante la seconda guerra mondiale nella roccia. Oggi è visitabile ed è stato trasformato in un mini-museo con cimeli d’epoca  esposti in una grande sala di ben 400 metri quadrati.

CASTELLO DI SAN GIUSTO – TRIESTE

Il Castello di San Giusto è il simbolo della città ed è situato sulla sommità dell’omonimo colle. Le sue origini risalgono dalla metà dell’età del Bronzo quando fu edificato un castelliere che dalla cima del colle dominava e controllava tutto il territorio. Intorno al castelliere, si sviluppò nella prima metà del primo millennio a.C. sotto l’impero romano,Tergeste la “città del mercato”. Nella prima metà del II secolo a.C.  Tergeste viene conquistata dai Romani e il territorio che va dal colle fino al mare diventa una colonia militare.

Nel 1468, Trieste dominata dall’Austria, sotto ordine dell’imperatore Federico III, costruisce una casa fortificata, affiancata da una torre, in cima al colle di San Giusto, per ospitare il capitano imperiale, il cui compito era controllare il borgo cittadino.Oggi “Casa del Capitano”. Nei secoli seguenti intorno alla Casa del Capitano si sviluppò la struttura del Castello.Tra il 1508 e il 1509 Trieste fu dominata dai veneziani il cui progetto era costruire una vera e propria fortezza triangolare con tre bastioni ai vertici. Riuscirono ad edificare solo il primo bastione, detto Rotondo o Veneto, circolare attorno alla torre. Il Bastione Lalio o Hoyos, dalla forma poligonale,venne edificato nel 1553-1557 mentre quello  triangolare il Bastione Fiorito o Pomis fu completato nel 1636.

Attraversato il ponte levatoio si entra nell’ampio vestibolo d’ingresso, voltato a crociera, costruito a metà ’500 assieme al Bastione Lalio.

Durante i restauri degli anni ’30 del ’900 sulle pareti del vestibolo sono state collocate diverse antiche lapidi, in parte connesse alla storia del Castello, in parte provenienti dalla demolizione di antiche case della zona della Città Vecchia di Trieste e altre dall’Istria.

In fondo al vestibolo si trovano due grandi automi batti-ore ottocenteschi, noti in città come Michez e Jachez, provenienti dall’orologio del palazzo municipale di Trieste in piazza dell’Unità d’Italia.

Attraversato il vestibolo si accede a un vasto spazio scoperto,il Cortile delle Milizie così denominato forse per l’utilizzo militare del castello a partire dalla metà del Settecento. Il profondo pozzo-cisterna che dava acqua al Castello è circondato da lapidi del seicento-settecento relative alla Torre del Porto ed al Palazzo di Città, che un tempo si trovavano nella piazza Grande, l’attuale piazza dell’Unità d’Italia.

Il primo ambiente che si incontra al Civico Museo del Castello-Armeria è la quattrocentesca Cappella dedicata a San Giorgio. La zona presbiteriale mostra l’originario aspetto tardo-gotico ed è coperta da una volta a crociera. Al centro della volta vi è lo stemma dell’imperatore Federico III d’Asburgo eppoi in basso sono racchiusi gli scudi di Stiria, Carinzia e Carniola su cui sono incisi la data 1471 e l’acronimo “A.E.I.O.U.”, scelto come motto dall’imperatore. Le teste dell’aquila imperiale austriaca sono state scalpellate alla fine della prima guerra mondiale con il ricongiungimento di Trieste all’Italia. La statua sull’altare è un Crocifisso in legno, ascrivibile a bottega nord-europea del XVII secolo e la statua in legno di un Santo (San Giovanni Evangelista o San Paolo), è databile al primo quarto del XV secolo.

Quando il Castello fu trasformato in Museo, nel 1935, fu realizzato nell’intera altezza del castello un grande scalone a doppia rampa elicoidale in pietra con pareti ornate da armi in asta dei secoli XVI e XVII.

Il Comune di Trieste nel 1933 rende In omaggio ad un personaggio illustre nella storia e nell’editoria triestina Giuseppe Caprin (1843-1904), acquistando dagli eredi gli arredi della casa che era stata nell’ Ottocento uno dei più importanti salotti culturali italiani. Al Castello la Sala Veneta della Casa di Caprin è diventata la Sala Caprin la sala in cui il patriota triestino teneva la sua collezione di oggetti veneziani dei secoli XVI-XVIII.

Il soffitto a cassettoni inquadra la grande tela con il Trionfo di Venezia di Andrea Celesti (1639-1700).Le due sculture in legno raffigurano i Dogi (sec. XVIII) eppoi una scultura lignea del sec. XVII che raffigura San Giorgio che uccide il drago. La stanza quattrocentesca ha mantenuto la sua struttura originale, con la volta gotica, decorazione a stelle dorate su fondo blu e l’originario pavimento in cotto. La decorazione rinascimentale che incornicia il caminetto e le eleganti piastrelle maiolicate che ne rivestono le pareti provengono dalla Sala Veneta di casa Caprin.

La collezione di armi presente nell’Armeria si è formata attorno ad un nucleo di antiche armi da guerra ed alabarde cittadine. Le armi sono esposte nei tre camminamenti di ronda,al coperto, e sono caratterizzate da una notevole varietà cronologica e tipologica:alabarde, partigiane, corsesche, falcioni, spade, pugnali, baionette,balestre, spingarde, fucili, pistole. Molte delle armi esposte sono state donate da collezionisti privati e anche acquistate nei mercati di antiquariato.

Sul lato destro del Cortile si trova l’ingresso del Lapidario Tergestino, ubicato nei cosiddetti “sotterranei” del Bastione Lalio.

130 tra iscrizioni e sculture raccontano la storia di Tergeste romana con i monumenti dell’area capitolina, gli edifici sacri, il Teatro e le necropoli.